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Gran Varietà

Gran Varietà Shakespeare


Sogni, visioni, suoni, ricordi... Si è trattato allora di evocare una lontananza, una distanza, anche storica, cercare l'assenza di Totò più che riproporre le sue scenette (proposte però in un video ricordo); piantare un chiodo, diventa un gesto simbolico, che nel Varietà significava che il primo tempo dello spettacolo era andato bene e si poteva fare con tranquillità il secondo. E la presenza dei video simbolizza il passaggio del tempo... Sono semmai questi gesti muti, questi silenzi, la fame perenne e la mancanza di lavoro, la paura del futuro e il mito del successo che ci accomunano "organicamente" al Teatro minore, in una equazione impossibile di avanspettacolo come body art, memoria dell'attore e esibizione del corpo e delle abilità negate, esibizione della vita. Il passaggio al Circo o meglio la "memoria del Circo è inevitabile", come inevitabile è la citazione felliniana o l'apparizione di Josephine Baker... la Venere Nera. Il destino del guitto è il viaggio, che può sempre diventare un cammino della speranza. La condizione del nomade è anche incertezza del domani, impotenza a modificare la propria vita.
Ci sono tantissime musiche: lo spettacolo è una immensa colonna sonora che parte dalla Serenata pedestre di Petrolini e arriva fino alla Vie en Rose di Grace Jones stile disco. Ma ci sono anche Verdi, Leoncavallo, Puccini. È difficile capire dove finisce il Diario di Monica Vitti e comincia l'autobiografia degli attori non attori protagonisti di questo apprendistato teatrale che è al tempo stesso, momento di vita e di riflessione sulla loro condizione. Il teatro deve nascere da una necessità. E il percorso intimo e difficile di questi nostri attori lo è. Quello che lo spettatore vede è la nostra storia. Il laboratorio teatrale del Centro di Solidarietà di Prato rappresenta l'avventura teatrale unica e irripetibile di questi ragazzi non attori. E in Gran Varietà questa esperienza si è positavamente allargata alla Compagnia Teatrale IsoleComprese Teatro di Firenze, fino a presentare in scena 16 attori. Mi interessa lo scambio emotivo che ci può essere tra lo spettacolo e chi stà a vedere. Alla fine, mi piacerebbe che restassero solo le emozioni a spiegare lo spettacolo.

Essere pronti è tutto. (W. Shakespeare)
C'è del marcio in Danimarca? Mah! (Totò)