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Corpo 1 Prologo
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Corpo 1 Prologo


Scrittore/Anima: Andrea Pagnes
Ragazzo/Figlio: Giovanni Pandolfini
Madre: Laura Bucciarelli
Dottoressa: Luisa Salvestroni
Luci: Marco Falai
Aiuto Regia: Laura Bucciarelli
Musiche: Alessandro Fantechi
Testi: Andrea Pagnes, Laura Bucciarelli
Costumi e Scene: Elena Turchi, Andrea Pagnes
Foto di Scena: Simone Donati


Scheda tecnica


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Un teatro patologico - una malattia - un ambulatorio teatrale - una macelleria - una ossessione anatomica - una anomalia - un corpo al suo inizio...


Se è vero che il teatro rappresenta il mondo, e del mondo i momenti, se è pur vero che il teatro simboleggia gli stati dell'essere e la loro simultaneità essenziale, manifestandoli agli occhi dello spettatore, è proprio in virtù di questo "manifestarsi" che - chi guarda e fruisce - non fa che percepirne il carattere illusorio e transitorio.


Nell'ambulatorio teatrale si muovono quattro personaggi-metafora. L'azione inizia e finisce all'interno della cornice della storia scritta nel corpo, nei gesti, nelle parole del Ragazzo/Figlio - nello straordinario attore che lo agisce.


Intorno a cui gravitano: una Madre crudele e disperata che nella malattia del figlio riversa e riconosce la propria malattia; una Dottoressa (la Medicina) che gioca con la malattia scomponendo e ricomponendo il corpo con i propri esperimenti e finisce per scoprire la propria irrimediabile fragilità di essere umano; l'Anima di un Uomo/Scrittore, cercata eppure rimossa, che accompagna il ragazzo lungo tutto il suo percorso onirico, stabilendo relazioni col corpo e la sua storia, da lui immaginata, sognata, raccontata, pur gestendosi, egli stesso, nella dimensione spazio-temporale che gli appartiene.


E così, il Ragazzo racconta la propria storia, intersecando la propria voce a quella dell'Anima, dell'Uomo/Scrittore che esiste e resiste per un preciso dovere: decifrare, registrare, consegnare una storia.


E', di volta in volta, testimone distaccato o padre/fratello sofferto di colui che si ammala, che muore, che si scopre nel sogno, nello sforzo di affrancarsi con i propri strumenti dalle due figure femminili che operano e vivono nel continuo tentativo di gestire quel corpo in ogni modo possibile, per trovarsi poi irrimediabilmente imbrigliate nelle azioni disperate o grottesche in cui loro stesse si sono rinchiuse. All'interno di questi ruoli emerge l'essere manifestato in una serie di modalità che, nell'ambiguo alternarsi tra immaginazione e realtà, appaiono instabili ma cangianti.
D'altra parte gli stessi personaggi si trovano essi stessi nel teatro del mondo di cui fanno parte e - nello stesso tempo - accedono al mondo del teatro quando essi stessi si trovano - per forza di cose - ad assistere alla rappresentazione dell'altro da sé. L'azione raggiunge l'apice in una crisi a cui l'Anima dà voce e corpo, finché non viene ritrovata la propria circolarità. E' come se quasi si purgasse, si purificasse da ciò di cui essa stessa non riusciva a liberarsi, sciogliendo i propri complessi, quasi rovesciando le improbabili gerarchie che si stabiliscono - a seconda di luogo e momento - tra significato e significante


"Corpo 1 Prologo" esplora la lotta dell'uomo contemporaneo con il proprio corpo, quindi con la propria anima. Nello specifico, nel rapporto di tensioni che s'instaura tra anima e corpo, nella loro lotta, lo svolgimento drammaturgico analizza e/o dice di una possibile ricostruzione - restituzione della loro unità. Probabilmente un'unità che si determina appieno soltanto nelle stanze dell'utopia in un quantomai assurdo ma, non per questo, impossibile ambulatorio teatrale.
La trama si sviluppa nel sogno, in un processo di sequenze oniriche dove l'economia espressiva delle metafore che via via si disgelano, parlano di un corpo come unico oggetto psichico per eccellenza, come ultima frontiera da violare e di un'anima che sembra sempre più risiedere nel sintomo, nell'afflizione, dunque nella malattia di cui il corpo dell'uomo contemporaneo si fa comunque portatore.


Se si volesse leggere Corpo 1 Prologo come una trasposizione simbolica di una situazione realmente vissuta da un soggetto, ma inespressa e quindi - per tuttavia - inconscia, in una situazione immaginifica, in cui i freni non hanno più ragione d'esistere, a guadagnarci è dunque la spontaneità dell'interprete (Ragazzo/Figlio), portatore egli stesso di un inconscio che a poco a poco si svela, si scioglie, si impone. E', in altre parole, la capacità del simbolo di svolgere pienamente il suo ruolo di induttore. Quasi si verificasse una specie di liberazione e affermazione del sogno in sé, consentendo ad una parte delle profondità dell'inconscio a tradursi in espressione concreta.


Nell'indagine dell'anima attraverso un'anomalia del corpo, il corpo anomalo dice di vivere in maniera diversa da quella comunemente intesa. Una maniera decisamente ingenua, dove la finzione e l'attrito sembra non trovino ragione di esistere, ma dove l'anima trova ristoro per la raggiunta soddisfazione - reale o immaginaria che sia non ha importanza - di un bisogno morale, se non più propriamente etico.


Attraverso un'operazione teatrale, l'uomo contemporaneo - portatore della scissione fra anima e corpo - ne afferma la possibile negazione anche in modo semplice, esplicito: se il corpo è in lotta con la propria anima, non per questo da questa dev'essere distinto.
Se la crudeltà dell'esistenza ci restituisce il corpo come una nostra quotidiana angoscia - che disprezziamo e amiamo allo stesso tempo - è anche assolutamente vero che il sogno ce ne alleggerisce il peso.


Se poi pensiamo all'effetto scenico come elemento di corruzione in sé - per il corpo - è pur sempre decisivo che quanto emerge è la consapevolezza di un corpo che ci salva con le risposte che ci dà a seconda di quello che noi gli imponiamo in virtù dei nostri umori, desideri e intenzioni.
Manipoliamo, frantumiamo, ricostruiamo il corpo per riuscire a gestirlo e gestirci meglio ma se riuscissimo, nella realtà, a dare davvero al corpo il sogno e al sogno corpo, si aprirebbe una breccia nel muro dell'utopia.



Corpo 1 Prologo, quando il teatro cura il disagio psichico

Spettacoli, laboratori, convegni, workshop: ecco le mille facce di un rassegna speciale, 'I Teatri dell'Anima', nata per volontà di Alessandro Fantechi ed Elena Turchi.
Obiettivo? Curare il disagio psichico e la disabilità fisica attraverso l'esperienza teatrale.
La seconda edizione della manifestazione è appena andata in scena a Firenze. Molti gli eventi in cartellone, tra cui uno sulla Sindrome di Down...


Tutto sembra svilupparsi a partire da un quesito esistenziale: vittime o carnefici?
Nell'ambulatorio teatrale che anima la scena, tra l'accecante candore delle pareti e il rosso sangue che cola spalmandosi sul pavimento, quattro personaggi si alternano tra innocenza e colpevolezza, malattia e perversione, sogno e ricordo.
Lo spettacolo Corpo 1 Prologo, realizzato nell'ambito del festival I teatri dell'anima e presentato gli scorsi 22 e 23 ottobre al teatro Cantiere Florida di Firenze, nasce da un progetto di Alessandro Fantechi ed Elena Turchi, che da anni, con la loro compagnia Isole Comprese Teatro, operano con spirito di provocazione nel campo del teatro sociale.
Una rassegna, quest'anno alla sua seconda edizione, che ha proposto una serie di spettacoli, laboratori, workshop in diversi spazi della città.
Un ragazzo affetto dalla Sindrome di Down si racconta attraverso un alter Ego maturo e consapevole nello spazio e nel tempo della sua anomalia genetica. E' la sua anima che narra la storia, ma i gesti e le emozioni sono quelli di un corpo malato.
Intorno a lui una madre crudele, ossessiva, disperata, malata anche lei, e una dottoressa in patologico conflitto con gli oggetti e gli strumenti del suo lavoro. L'odore nauseabondo della carne, sulla scena appesa a un gancio di macelleria, tumefatta come muscolo informe, accompagna il susseguirsi delle sequenze, alcune volutamente interrotte, scomposte, spezzettate come carne al macello.


Il corpo, in costante lotta e simbiosi con l'anima, alla fine sembra impossessarsi di se stesso. Ma la redenzione non è così immediata. Tappa obbligata del percorso è la negazione che sempre accompagna l'uomo contemporaneo nella faticosa accettazione del diverso.


di Miriam Monteleone
e-art, internet magazine
Ottobre-Novembre 2005



Corpo 1 Prologo


Scheda Tecnica


Corpo 1 Prologo
piano luci
Compagnia:
Spazio:
Palcoscenico:
Luci: Fonica:

Materiale e staff tecnico eventuale a disposizione della Compagnia.

Durata dello spettacolo 1h e 15 minuti in tempo unico
Tempo di smontaggio: 2h


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