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Bunker Opera


TEATRO METASTASIO 10 e 11 giugno 2004 ore 21


L'azione scenica in tempo unico si svolge all'interno di un luogo che fa riferimento al Bunker della Cancelleria di Berlino, in quei tragici avvenimenti dell'aprile 1945. Il testo è tratto da documenti e diari originali del Terzo Reich, dalla biografia di Eva Braun, da "Tre Sorelle" di A. Cechov e da una poesia di Julian Beck del Living Theatre. Venti metri sotto terra, aria artificiale, illuminazione assicurata da un generatore autogeno, le lampade che oscillano,la terra che trema.
Il 16 gennaio 1945 Adolf Hitler si rinchiude con la sua macabra corte in attesa della cerimonia finale. Tutti sanno di mentire, ma la paura della disobbedienza è più forte della verità. Lo spettacolo rivela, all'interno di quello spazio claustrofobico, le sofferenze e i deliri di vite ormai demolite nel fisico e nell'animo dalla cancrena della guerra e dalla ideologia della morte. Il BUNKER si trasforma così in uno spazio metaforico dove si riflettono i travagli dell'umanità di questo tempo.
Un circo dove il tragico si trasforma in una paradossale pista dove tra equilibrismi di sentimenti e acrobazie di emozioni senza rete, si rischia la follia e, talvolta, la vita stessa. Il BUNKER è abitato da pervertiti di ogni sorta, gerarchi nazisti e innocenti prigionieri, ma anche da giovani che si scannano per una pizza o per una squadra, gettando così un ponte tra "orrori" lontani e un presente "pericoloso" dove la violenza e la stupidità sono sempre in agguato. Il BUNKER è il non-luogo della mancanza dei sentimenti, dell'impossibilità dell'amore e quindi della violenza e della guerra. È una rappresentazione della guerra dell'uomo contro se stesso alla ricerca della Pace.


Laboratorio CSP Prato


È tempo di mettersi in ascolto.
È tempo di fare silenzio dentro di sé.
È tempo di essere mobili e leggeri, di alleggerirsi per mettersi in cammino.
È tempo di convivere con le macerie e l'orrore, per trovare un senso.
Tra non molto, anche i mediocri lo diranno.
Ma io parlo di strade più impervie,di impegni più rischiosi,di atti mediati in solitudine.
(Antonio Neiwiller, L'altro sguardo, Per un teatro clandestino)