Alessandro Fantechi
Alessandro Fantechi
Attore e regista

Teatro e diversità


In un mondo patinato popolato da fotomodelli e veline, l'idea della perfezione rappresenta lo stile del tempo. Nel tempo della pubblicità, perfetta, dove le case sono sempre più hi-tech e free-style, dove essere sani, con smalti dentari bianchissimi e una carriera da manager è un dovere e soprattutto è necessario essere giovani vitali, scattanti. In un mondo dove tutto è possibile e tutto può essere comprato cosa si può desiderare ancora? Poi un giorno scopriamo di non essere perfetti, di lottare contro una malattia incurabile, di invecchiare. Un giorno, un piccolo giorno, scopriamo di non avere mai amato, di avere odiato il nostro corpo, di aver recitato tutto il tempo. E tutto ci crolla addosso. C'è una umanità che freme e che non ha diritto di parola. Oscurata e nascosta al senso comune vive nelle nostre città. Sono i nostri figli, i nostri parenti, i nostri amici. Se questa realtà viene esposta in Teatro lo è per dimostrare abilità, perfezione. Ne siamo rassicurati. Ci somigliano. E come quando osserviamo i bambini piccoli siamo divertiti e commossi. Ma loro sono adulti. In fondo ci tranquillizziamo che è toccato a loro e non a noi. Facciamo parte di questo mondo, ma noi siamo normali, bianchi, alti e belli e allora cosa ci possono volere dire i diversi? cosa possono comunicare con i loro segreti silenzi, con i loro gesti disperati e fragili? Cosa possiamo imparare da loro? I malati hanno grandi qualità artistiche e anche un pò segrete: non hanno fatto scuole, la loro scuola è stato il dolore, l'emarginazione, il manicomio, ma quella è una grande scuola. Il teatro nell'handicap potrebbe allora iniziare un processo di umanizzazione che ti cambi come persona, e allora se succederà qualcosa di nuovo sarà questa umanizzazione, questa crescita. Nel corpo c'è la nostra relazione con il mondo, c'è la nostra memoria. I disabili rivendicano il loro diritto a esprimersi. Essi raccontano molto della vita e questo ci interessa profondamente. Lo spettatore nel mondo del cinema e della televisione non va a teatro per vedere la vita ma per sprofondarvi dentro. L'arte del teatro comporta un rischio. Qualsiasi esperienza artistica se non comprende dei rischi, non svolge il suo compito. Il Teatro dei carcerati, dei disabili psichici, dei tossicodipendenti ci costringe a entrare nel territorio del rischio. C'è un'immediatezza, una mancanza di mediazione della ragione nello sgorgare dell'energia emozionale, una "feconda confusione" nell'approccio delle persone disabili al movimento, alla musica, allo spazio, al ritmo e al testo. Parole, suoni, gesti...acquistano un vigore e una forza particolari. Hanno una presenza e una credibilità scenica insolita, fresca, irriverente, crudele come l'innocenza, terribile come la sincerità. È una bellezza nuda, senza orpelli estetizzanti, quella che appare da questi "gladiatori della vita". C'è l'urgenza della scoperta del proprio corpo in quanto libertà, vincolo invalicabile e piacere. Lottano quotidianamente con il dato di fatto oggettivo di ciò che sono, crescendo non nel confronto (perdente) con il "normale", bensì con se stessi. Portano sempre al limite quel che sono scoprendo la verità e la bellezza racchiuse nella loro differenza. L'Arte è per sua natura provocatoria e la poesia è l'espressione del doloroso sentimento di vivere e della nostra impossibilità di essere perfetti. L'Handicap coinvolge molto più del suo problema fisiologico e delle sue conseguenze,tocca corde molto intime del nostro essere, destabilizza la normalità uscendo dalle fortezze delle certezze. L'incontro tra una dimensione di vita "diversa” e il teatro è prima di tutto un incontro sociale di sensibilità, di sentimenti e emozioni su un terreno di ascolto e scambio reciproco. L'attore con handicap è egli stesso mediatore di linguaggio e media. La storia che sta narrando diventa anche la sua "diversità”. E come ogni grande attore non può esprimere che sè stesso,il portatore di handicap rappresenta i suoi sentimenti e trasporta drammaticamente il suo corpo. Non è possibile fare un Teatro che copi il teatro dei "normali”:il confronto sarebbe perdente se non estremamente doloroso. In questo teatro è il momento poetico e la qualità del sentimento che ci interessano fortemente. Chiamerò gli attori, non–attori. Nasce l' attore che non fa l'interprete, che non ha personaggi da indossare e storie da raccontare, che non si offre come specchio o doppio dello spettatore, che non oppone la propria vera presenza alla falsa rappresentazione ma che mette in scena sè stesso scommettendo sulla propria impotenza-giocando sulla mancanza di sè evocando l'irrappresentabilità del teatro, la non abilità della rappresentazione. Per lo spettatore non si tratta di godere dell' arte dell' Attore ma di disporsi di un incontro del non-attore nell'Arte. L'attore non attore è autore e testo di ogni sua opera. Attraverso la scena il non–attore espone il suo tragico epico disagio. In Teatro non c'è niente altro da dire e non c'è altro dramma da dare salvo quella tragedia di essere attore: una tragedia impedita, sospesa che riguarda l'attore e il suo voler esserci. Allora non abbiamo categorie valide per definire ciò che avviene: non più commedia, non più spettacolo, ma forse evento o rappresentazione. Ma l'Arte non è che il terribile reso sublime. Il manifestarsi della poesia e della bellezza in luoghi senza speranza, in corpi segregati e resi muti dal dolore. Espressione di un sè profondo attraverso il Teatro, la musica, la danza. E il Teatro deve porre domande sull' esistenza e deve attraverso l ‘esperienza della Bellezza e dell' Arte riconciliarci con la Vita.
Alessandro Fantechi



Teatro e Terapia

Per un Teatro Sociale

Pratiche di teatro nel Centro Diurno Fili e Colori, ASL 10, MOM 5, Firenze.


...è possibile che ci sia bisogno del teatro, e che non lo si abbia. Oppure che non si abbia il teatro di cui si ha bisogno. Il teatro disponibile non è necessariamente quello che la vita chiede - certi bisogni dimorano insoddisfatti. Inquietudine di vita e di morte. In caso di bisogno, se il teatro manca, ci manca, e se la carenza dura, qualcosa è in pericolo di morte. Noi non moriamo, necessariamente. Si trovano dei sostitutivi. Ma qualche cosa in noi può morire. Che cosa? L'esigenza che sostiene la riflessione non è quella di "preservare" il teatro per forza: si possono conservare delle mummie, dei cadaveri. Ci si chiede se una vita, e quale vita, voglia (eventualmente) del teatro. E come, se ne avesse bisogno, essa possa soddisfarsi. (D. Guenon)
Per un progetto di Teatro Sociale

Sulla scena: Frammenti di vita, condizioni di differenza, di sofferenza e di marginalità in un processo mediato da una ricerca creativa di linguaggi e forme. Occorre: stimolare un confronto fra tutti coloro che operano nel mondo della cultura teatrale, della scuola, del disagio, dell'emarginazione e dell'esclusione sociale attraverso modalità espressive, teatrali e formative.


Obiettivi specifici sono:

  1. promuovere le esperienze teatrali ed espressive fuori e nei luoghi del disagio;
  2. favorire la formazione e l'auto-formazione espressiva tra gli operatori del settore, in particolare negli insegnanti, giovani etc
  3. aumentare lo scambio delle esperienze espressive e teatrali tra gli operatori
  4. lotta ai pregiudizi e ai luoghi comuni sul tema di teatro, di disagio ed emarginazione
  5. promuovere una cultura dell'integrazione attraverso l'arte teatrale nelle scuole, nei teatri

Per Teatro Sociale intendiamo quell'insieme di attività performative non strettamente professionistiche, che si svolgono in genere fuori dei convenzionali tempi e spazi dello spettacolo e che perseguono finalità socio-politiche, educative, terapeutiche. In questi casi il teatro non elabora solo le problematiche sociali tramite percorsi drammaturgici, ma diventa creazione di gruppo e straordinario strumento per la salute degli individui e per il benessere della società, perchè mette in relazione sistemi di vita generalmente separati: l'immaginario e il reale, il corpo e la mente, l'individuo e il gruppo, la norma e la trasgressione, l'inconscio e la razionalità. Il teatro sociale in Italia affonda le sue radici nell' esperienza di animazione e nel teatro politico degli anni Sessanta, nel teatro di base degli anni Settanta, nelle istanze del nuovo teatro rappresentato da modelli quali il Living Theatre, l'Odin di Barba, Grotowski, Boal.


Teatro e Terapia

Artaud ci ricorda che la vita è un'avventura, imprevedibile, e che quello di normalità e patologia è un concetto formale, con una certa funzione classificatoria e basta. Nessuno è assolutamente psicotico e nessuno è assolutamente sano, e soprattutto nessuno di noi è Dio e può sentirsi così onnipotente da credere di guarire qualcuno. Si può aiutare uno psicotico a sviluppare le parti sane della sua personalità. Esistono almeno in astratto due ottiche completamente diverse, alle quali ricondurre le proposte teatrali nell' ambito del disagio e della marginalità: la considerazione sociale che pone l'accento sui risultati della terapia effettuata con strumenti teatrali - migliorare le possibilità del malato - La considerazione artistica che guarda alla qualità del lavoro e al risultato spettacolare. Le due considerazioni non sono così distanti: l'efficacia pedagogico-terapeutica è direttamente proporzionale alla qualità artistica. Gli strumenti del teatro risultano più efficaci dal punto di vista socio-terapeutico, quanto più alta e rigorosa è la qualità artistica. Le capacità professionali messe in gioco. Il prodotto finale rappresenta integralmente il processo di lavoro, riassume il percorso e le modalità di realizzazione: nello spettacolo si realizza la "premessa"del Teatro: la Comunicazione con l'altro e con la Comunità. Il rito ha luogo. Importante è un'altra distinzione: quella tra teatro terapeutico e terapia teatrale.


In effetti le grandi esperienze di pedagogia teatrale del ‘900 fanno ritenere che:


  1. il teatro è (può essere) tanto più terapeutico quanto meno si pone come obiettivo la terapia.
  2. le potenzialità terapeutiche del teatro (l'efficacia benefica) non sembrano crescere in relazione a un suo specializzarsi in genere autonomi con metodi, tecniche, principi specifici (psicodramma, drammaterapia, movimentoterapia, danzaterapia).

Il teatro si definisce come lavoro su se stessi e come relazione con l'altro: Gioco Rito Festa.


Il teatro si definisce teatro tout court: più alto livello possibile di rigore e qualità artistica. Ciò che lo definisce come teatro si può ricondurre a 5 caratteristiche principali:

  1. il teatro è azione, agire
  2. Il gioco: to playjouer
  3. l'assenza di distinzione tra attori e spettatori :nel teatro si partecipa
  4. il corpo mente inteso come presenza totale di colui che agisce, come interezza psicofisica
  5. il viaggio verso e nell'alterità intesa come esperienza extraquotidiana dell'altro e dell'altrove sul piano energetico e percettivo

Il teatro consiste sostanzialmente nell'addestramento tecnico, psichico e fisico, insomma nel lavoro su se stessi... che consiste nell' addestramento all'azione organica cosciente e volontaria, e quindi addestramento alla disarticolazione dei blocchi, degli automatismi che condizionano l'individuo e il disagiato.Un altro dato è importante: ciò che serve all' attore per apprendere e agire in scena non è poi molto diverso da quello che può servire all'uomo per agire nella vita. Ciò significa che la formazione al teatro può diventare una dimensione nuova: si tratta di passare dall' uso pedagogico del teatro alla pedagogia teatrale, dall'uso terapeutico del teatro alla terapia teatrale. Grotowski riassume tutto in tre definizioni: - il teatro è riducibile a una relazione tra attore e spettatore; - è auspicabile una espressione autentica contro la recitazione dei ruoli sociali quotidiani; - l' arte non e' solo arte della rappresentazione ma anche veicolo di conoscenza. Può corrispondere a una autentica forma di conoscenza, solo ciò che l' uomo realizza "con" e "nel" proprio corpo. Il teatro possiede in sè in quanto tale (atto biologico e spirituale) un valore formativo, conoscitivo e anche curativo terapeutico (teatro-teatro). Le grandi esperienze innovative del Teatro del Novecento hanno scoperto la dimensione etica, conoscitiva, pedagogica, riguardante chi lo fa e chi lo vede (spettatore). La ricerca sulle tecniche si è sviluppata per oltrepassare lo spettacolo come fine, e oggi si considerano le tecniche dell' attore come uno dei possibili veicoli dell'esperienza spirituale, per una ricerca di sè e su di sè.


Il Laboratorio Teatrale

La sensibilità per un attore consiste nell' essere in costante contatto con tutto il corpo. (La Porta Aperta, Peter Brook)

Il laboratorio è il luogo extra-ordinario di organizzazione non sanitaria (gli attori-il regista) dove "avvengono delle cose strane" che hanno a che fare con l'energia, il mistero, l'interiorità. Nel laboratorio si lavora su ciò che accade stabilendo una relazione spazio temporale con il qui e ora, mediata dal conduttore traghettatore dello stato dell'essere, che dà le coordinate della relazione. Il ruolo del conduttore è di impedire di impedire e favorire lo sviluppo di emozioni, favorire la presa in carico di responsabilità del sè. Non si tratta di somministrare esercizi ma di aiutare a intravedere una opportunità di relazione con l'altro (ex-motion) muovere l' emozione, comunicare. Il corpo è un territorio inesplorato di scoperta. La scommessa, il rischio, il mistero, sono leit-motiv centrali del laboratorio. Si lavora sul ritmo, sull' energia, sulla materia: si vuole stabilire l'unità corpo/mente. Si può giocare, manifestare la propria verità, creare, inventare e siamo tesi a un obiettivo centrale: il cambiamento. Che cosa cambia? Il Teatro si rivela una opportunità preziosa per identificare canali di comunicazione e abilità preziose per la ricerca di un altro tema importante: l' identità Tutto questo nella relazione. Formazione e motivazione del gruppo di lavoro. Nel corso del Laboratorio è possibile sperimentare le sensazioni che il proprio corpo prova nello spazio attraverso il movimento creativo, sempre stimolando l'attore- utente ad una riflessione sul vissuto. Una prima fase è costituita dalla conoscenza e dall' identificazione dei componenti del gruppo, nonchè del gruppo come unità, attraverso il lavoro sul corpo e le improvvisazioni; si osserva la nascita quindi di un gruppo di lavoro affiatato, costituito da utenti, operatori, conduttori.


Organizzazione dello Spazio e del Tempo

Il setting del laboratorio teatrale per sua natura si pone come spazio/tempo separato dalla quotidianità. Il rimodellamento della sfera esperienziale investe oltre al corpo, alla mente, al linguaggio, anche le relazioni o meglio gli schemi di relazione interpersonale.


Tutti coloro che partecipano al laboratorio teatrale condividono un progetto di cambiamento. Si forma quindi una comunità teatrale che mettendo in comune una situazione di spaesamento, di insoddisfazione,di solitudine mette in atto una ricerca oltre la quotidianità. L'attività teatrale apre la dimensione simbolica come riconoscimento del valore della nostra esistenza, nei nostri gesti e nel rapporto con gli altri e con le cose; il contatto con gli altri nello spazio scenico e la loro testimonianza ci aiutano a recuperare il senso della vita.


Riconoscimento delle Emozioni e Gestione delle Relazioni

Il Laboratorio teatrale racchiude in qualche modo l'insieme di molte discipline legate all'uso del corpo, della voce, dell'espressività. Il risultato conseguito nel laboratorio è il riconoscimento della capacità di emozionarsi e la gestione delle relazioni all' interno del gruppo di teatro. Gestione delle relazioni che ha influenzato e modificato in senso positivo il rapporto operatori/utenti. La tecnica teatrale è utilizzata per aiutare la comunicazione,l'espressione di sè, il rapporto con gli altri. La caratteristica fondamentale del Laboratorio è dunque l' affrancamento dal proprio ruolo di operatore e di paziente, consentendo una libera espressione e un comune confrontarsi sulle difficoltà che si incontrano nell'acquisizione delle tecniche teatrali. La metodologia di lavoro applicata in questo caso consiste nell' incontro tra i pazienti psichiatrici e i conduttori e nella proposta di stimoli e sollecitazioni psico-motorie che fanno parte del training dell' Attore e di percorsi artistico-creativi. La stanza dove si svolgono le attività diventa terreno di esperienza e di confronto, luogo delle " stimolazioni" e degli "effetti" dove tutto passa dal fare e dall' essere presenti. L' obiettivo primario è senz'altro il coinvolgimento a un progetto comune, per cui solo il fatto di muoversi e raggiungere il luogo degli incontri, costituisce il primo risultato importante. La motivazione contiene in sè un'istanza trasformativa e sicuramente è un tema che riguarda tutto il lavoro.


Alcuni blocchi tematici:

Conoscenza. E' fondamentale che il Gruppo si debba conoscere in un'altra maniera. Presentarsi, essere presenti: mostrare il corpo e la voce. Attivare delle energie. Balli. Partecipare e costruire un obiettivo comune attraverso il movimento e la scoperta del gruppo. Prendersi per mano. Lasciarsi andare. Ballo a coppia. Proporre il proprio movimento all'altro. Imparare. Insegnare. Cercare l'armonia. Giochi di improvvisazione. Attraverso un modulo teatrale, si attiva un gioco di ruolo, dove ognuno esprime uno stato d'animo, un tipo psicologico, una caratteristica fisica. Relazione teatrale tra i partecipanti. Improvviso, quindi creo dal nulla. Esercizi sulla fiducia. Approfondimento della conoscenza. Guidare e lasciarsi guidare a occhi chiusi. Scambio dei ruoli. Prendersi delle responsabilità nei confronti del partner. Risposta alla domanda. Attraverso suggestioni e richieste stimolare delle risposte psico-fisiche attivando risorse segrete e inconsce. Associazioni di idee. Movimento performativo-creativo.


Energia, la persona intesa come autore delle proprie azioni. L'ultimo momento riguarda il concetto di energia, ovvero, analizzando il lavoro svolto, si cerca di capire come sia possibile porsi non solo come attori delle situazioni che dobbiamo affrontare, ma anche autori, scoprendo quindi una consapevolezza dell'energia che è in ogni persona e che permette di controllare la propria emotività e di guardarsi nel profondo senza pregiudizi . La terapia nello spazio teatrale recupera il suo legame con le origini di arte della guarigione rituale, che avveniva fondamentalmente attraverso rappresentazioni mitiche e simboliche. Nel momento in cui l'utente svolge un certo ruolo in una scena, prende consapevolezza del riflesso che le sue parole e i suoi movimenti producono sul pubblico, sui compagni, su sè stesso. Diviene consapevole che le sue parole e azioni hanno in sè valore di " universalità " che permette ai diversi interlocutori di entrare in contatto reciproco. E questo permette in termini terapeutici di comprendere il senso di ciò che il personaggio teatrale del testo sta esprimendo, correlandolo con i tratti più significativi della propria esistenza. L'attore nel nostro caso si avvicina all' universale non uscendo fuori di sè, ma tirando dentro di sè il personaggio. Il punto di partenza è il mondo interiore degli utenti, i propri rapporti ed equilibri emozionali che arricchiscono la costruzione del "personaggio teatrale". La rappresentazione teatrale è un fatto sacrale. Viene proposta sul palco e lo spettatore la guarda: è in grado di creare un evento autentico quando tutti sanno che non è vero: il motore della creazione e dell'autenticità è la capacità dell'attore di creare una trama di realtà fra lui, i compagni, gli spettatori.


C'è una altra funzione del Teatro e dell'Arte: proseguire la funzione svolta nell'infanzia del gioco, come momento in cui la persona esplora nuove possibilità di essere, maggiore intensità di sentimenti o sentimenti che normalmente non ritiene "lecito" vivere nella quotidianità consociativa. L'equilibrio tra esperire e esprimere sembra il dato più significativo del lavoro su di sè che lo spazio teatrale può fornire.


L'insieme di questi tre elementi:

  1. Attenzione alla dimensione simbolica
  2. Primato del momento scenico e dei relativi equilibri emozionali
  3. Esplorazione dei propri confini personali

ci aiuta a comprendere meglio come si esplica lo spazio simbolico teatrale e terapeutico. Stimolare questa possibilità di consapevolezza - totalmente assente nel vissuto degli utenti - presenta una prospettiva in cui la stessa esistenza umana in sè trova una sua rivalutazione. L'attività teatrale apre la dimensione simbolica come riconoscimento del valore della nostra esistenza, nei nostri gesti e nel rapporto con gli altri e con le cose; il contatto con gli altri nello spazio scenico e la loro testimonianza ci aiutano a recuperare il senso della vita.
Alessandro Fantechi


Intervento alla presentazione del Mese della Salute Mentale 2003, Comune di Firenze

Sono contrario a interventi che richiedono una legittimazione di questa o quella tecnica. Le arti-terapie possono essere riassunte sotto un grande comune denominatore: la centralità della persona e la risposta artistica e creativa dei propri bisogni. L'espressione del sè attraverso l'esperire del sè. Ancora cito dei dati sconfortanti. Otto milioni di euro la cifra spesa dal Comune di Firenze in farmaci... e poi non si hanno poche migliaia di euro per un laboratorio teatrale. Si deve cercare di costruire un terreno insieme medici e artisti. Penso che per ragioni di interesse o ignoranza questo i medici non se lo possono permettere. Dove sono i politici? Dobbiamo lavorare insieme? Chi sono i nostri referenti? Unione delle risorse. Io sono d'accordo. Dovete informarvi. Il teatro non è quello che fa Claudia Koll e poi non si va a teatro in prima fila perchè non si vede bene lo spettacolo. Avete mai visto uno spettacolo di danza in prima fila. Bisogna scommettere su queste tecniche. Non è che si può scoprire che esiste l'arte quando si vince un premio oscar o un Nobel. Sono 20 anni che si fa teatro con i matti, con i carcerati, con i rom, i sordomuti. Ma per queste Compagnie sopravvivere è difficile. Non siamo maghi o stregoni. Il teatro è un arte antica. I nostri amici matti sono soli, il loro problema è la mancanza di relazioni, di espressione, di amore. Non si tratta di scimmiottare il teatro ufficiale. Noi siamo contro una impostazione terapeutico riabilitativa. Il teatro è l'espressione di una condizione. L'artista esprime un disagio. La poesia parla dell'infelicità. Il disabile è portatore di un disagio. Testimonianza dell'imperfezione umana. Oppure prova della diversità come valore positivo. Il teatro costringe alla relazione poetica fisica spaziale e ideologica. Nell'attore disabile non c'è retorica. Egli è. Non rappresenta. Non so... noi balliamo... ci muoviamo, mettiamo della musica, io non so se sia danza o movimento quello che gli attori fanno... C'è la movimentodanzamusicaterapia e va bene... ma attenzione alla terapia... alla tentazione new age... noi non lavoriamo con i farmaci, ma con l'Arte. Basaglia diceva che l'arte è l'unico spazio di libertà che ci resta, ma poi questo disagio riguarda anche noi... lottiamo tutta la vita contro la morte e la malattia... contro il tempo... sabato e domenica 180.000 persone alla Ipercoop a comprare i bagnoschiuma... un elenco di pazzi: San Francesco era un pazzo parlava con gli uccelli...e i lupi, Artaud era un pazzo morto in manicomio, Dino Campana era un pazzo morto in manicomio, Van Gogh un disperato che non riusciva a vendere i suoi quadri, suo fratello gli prestava i soldi per vivere, ma era talmente depresso che alla fine si è sparato. Anche Hemingway si è sparato, anche lui era depresso e per giunta alcolizzato... Gesù Cristo, un pazzo che curava con le mani e con l'amore...
è morto crocifisso... La malattia ci riguarda tutti, 1/6 del pianeta è povero. L'ansia, la depressione, la paura, sono in aumento... Un elenco di sani: Hitler, Stalin, Milosevic, Bush, Bin Laden, Franco, Pinochet...
Allora io ho sentito parlare di politiche sociosanitarie alternative, di prevenzione, di una sperimentazione perchè il passo tra disagio sociale e psichico è breve... c'è un male di vivere un disagio diffuso ed è necessario. Dare voce ai poveri cristi, ai senza parola, si deve spendere per proteggere le fasce deboli non per far andare in crociera i ricchi (che ci vanno le stesso). In Afghanistan per comprarsi il telefonino vendono un rene gli danno 1500 euro... si può comprare anche il frigorifero... voi direte ma cosa c'entra il teatro con questo? Noi non facciamo intrattenimento il nostro teatro poetico è anche ideologico. Un disabile può essere bello, può essere anche bravo, può anche vivere se la Società glielo permette. Vedere in scena la diversità è fastidioso, dobbiamo riconoscere i nostri difetti. Ammettere la nostra impotenza. La mia famiglia è un esempio: mio padre è un depresso cronico, mia madre una ex poliomielitica, mia zia è in carrozzella per una malattia del sangue. Tre su tre! Non avrei mai pensato che l'handicap potesse arrivare così vicino a me. Io non ho fatto il militare ho una malattia cronica...potevo solo fare l'attore e far finta di essere qualcos'altro.
Alessandro Fantechi


Pensieri e Parole.
Che ne sai tu di un campo di grano?

Da tempo si cerca di legittimare il Teatro come strumento terapeutico all'interno dei Centri Diurni, delle Residenze Psichiatriche, delle Comunità Terapeutiche. Le arti-terapie possono essere riassunte sotto un grande comune denominatore: la centralità della persona e la risposta artistica e creativa dei propri bisogni. L'espressione del sè attraverso l'esperienza di sè. Cosa è il Teatro e cosa fa lo sappiamo. Si può smettere di cercare e sottolineare le ragioni della terapeuticità del Teatro. Si deve cercare di costruire un terreno comune tra medici e artisti. Penso che per ragioni di interesse o di ignoranza, questo i medici non se lo possono permettere, anche se si manifesta grande interesse e curiosità per il setting teatrale. Unione delle risorse. Prevenzione. Sperimentazione di nuovi metodi.


Si può fare qualcosa con il teatro?
Vogliamo riconoscere all'Arte Teatrale diritto di esistenza?

Il teatro è un arte antica che non vuole diventare una scienza. I nostri "amici" sono soli, il loro problema è la mancanza di relazioni, di espressione, di amore. È la non–vita, la vita-terapia, la proposta di attività riabilitative. Il Teatro no. Il teatro è rivoluzionario, deve provocare. Il nuovo teatro nasce come diversità.
Non si tratta di scimmiottare il teatro ufficiale. Io sono contro una impostazione terapeutico riabilitativa. Il teatro è l'espressione di una condizione. L'artista esprime un disagio. La poesia parla dell'infelicità. Il malato è portatore di un disagio. Testimonianza dell'imperfezione umana. Prova di diversità.
Noi abbiamo paura del diverso. Nel Medioevo le donne libere venivano bruciate come streghe. Gli omosessuali incarcerati e uccisi. I negri usati come schiavi. La storia della follia è storia di violenza e abuso: elettroshock, torture, carcere, psicofarmaci.
Dopo tutto questo, ci chiedono spesso se il Teatro ha degli effetti collaterali. Bela Lugosi, il grande attore che interpretava Dracula, dormiva nella bara, nella Hollywood degli anni trenta...si deve aver paura del Teatro. Può fare male (nei manicomi tutti pensavano di essere Napoleone !!).Basta con la paura del Teatro.
Il teatro costringe alla relazione poetica, fisica spaziale e ideologica... I laboratori teatrali hanno il medesimo comune denominatore: l'incontro con l'altro, la relazione. Devono essere integrati per forza. Ci chiedono: ma cosa fate? Quali sono le tecniche? Noi ci tocchiamo, scherziamo insieme, giochiamo al teatro, dove morire è divertente, perchè ci si può rialzare...facciamo progetti, sudiamo sangue e lacrime, ci innamoriamo di una idea, un colore, una frase. Tutto questo è terapia?


vivere è terapia?
che cos'è la terapia?

Arte e terapia, teatro e terapia, la teatroterapia... la movimentodanzamusicaterapia e va bene...ma attenzione alla parola terapia...
Su una saponetta di una famosa marca c'è scritto "aromatherapy" e poi c'è la vestoterapia e cioè se uno si veste bene sta meglio. C'è della verità anche in questo. La risoterapia... abbiamo scoperto che ridere fa bene. Allora è nata la clown terapia. È provato scientificamente che ridendo si muovono e si massaggiano gli organi interni, che i muscoli della faccia in movimento sono meno di quelli della depressione. Nel 2000 dopo 700 milioni di anni che il Teatro esiste abbiamo scoperto il Teatro!! Noi non lavoriamo con i farmaci ma con l'Arte, con il rito e la poesia di cui l'uomo ha sempre avuto bisogno.
Basaglia diceva che l'arte è l'unico spazio di libertà che ci resta.
Poi ci accorgiamo che questo disagio riguarda anche noi... lottiamo tutta la vita contro la morte e la malattia... contro il tempo...non sappiamo cosa fare...ed è per questo che nascono le mode, i Centri Commerciali , Le Ipercoop, chi sono i sani? chi sono i malati?
ecco allora un elenco di pazzi:
San Francesco era un pazzo parlava con gli uccelli...e i lupi, Artaud era un pazzo morto in manicomio,
Dino Campana era un pazzo morto in manicomio,
Van Gogh un disperato non riusciva a vendere i quadri, suo fratello gli prestava i soldi, era depresso si è sparato,
Hemingway si è sparato, era depresso e alcolizzato...
Gesù Cristo un pazzo curava con le mani e con l'amore... È morto crocifisso.
La malattia ci riguarda tutti 1/6 del pianeta è povero...
L'ansia la depressione la paura sono in aumento...
Un breve elenco di sani:
Hitler, Stalin, Milosevic, Bush, Bin Laden, Franco, Pinochet...
Il passo tra disagio sociale e psichico è breve...c'è un male di vivere un disagio diffuso ed è necessario dare voce ai poveri cristi, ai senza parola, ai disperati che abitano le città. In Afghanistan per comprarsi il telefonino vendono un rene, gli danno 1500 euro...si può comprare anche il frigorifero... ma cosa c'entra il teatro con questo?


e cosa c'entra il Teatro con i pazienti psichiatrici?
ma che cosa e' il Teatro?

Il teatro non è l'estensione della letteratura o della psicologia. Il teatro è un atto biologico. Il teatro è una relazione. La parola relazione implica una risposta biologica un prestarsi fisicamente a elaborare attraverso una risposta un accoglimento... la produzione di un atto creativo che altro non è che la produzione di significati soggettivi legati alla creazione di un mondo interiore. A tutti noi capita di vivere l'esperienza del "perdersi". Abbiamo la capacità di ritrovare la strada. Noi usiamo una chiave per aprire quella porta e uscire. I nostri "ragazzi" hanno perso la chiave, se mai l'hanno avuta. In teatro ogni gesto di questi attori straordinari ci racconta del nostro smarrimento, obbligandoci alla conoscenza e alla ri-conoscenza, attraverso il sentimento della poesia e della commozione. Commuoversi vuol dire muoversi insieme. È qui che il Teatro raggiunge lo scopo sociale più alto: nell'unione e nella condivisione di una realtà che ci appartiene profondamente... Ecco perchè il Teatro con i pazienti psichiatrici può essere solo un teatro di sperimentazione e di ricerca teatrale. Si deve uscire quindi da modelli e teorie, e dal tentativo di trasformare la poesia in terapia, l'Arte in scienza. C'è una condizione umana che vuole mettere in linearità le cose, le vuole mettere in ordine. Noi abbiamo bisogno del disordine e del caos. E abbiamo bisogno di sacro. Il teatro è lo spazio del gioco, del rito e del raccontarsi. Il teatro si fa insieme, mette i relazione dei corpi, crea imbarazzo, turbamento. È uno spazio vitale di necessità e urgenza. Lo spettacolo è una prova tangibile di appartenenza all'esistenza. Si può sopravvivere senza amicizie, senza lavoro, senza amore. Solo nella relazione con gli altri esistiamo. Il teatro è la prova che siamo al mondo e che possiamo provare piacere. I "diversamente abili", i matti, i "non attori", gli "invisibili abitanti" delle nostre città chiedono visibilità, reclamano la loro fetta di mondo.
Il Teatro è per loro una dichiarazione di appartenenza all'esistenza. È un atto di amore, di vocazione verso se stessi.


Per ognuno di noi alla fine, c'è solo un corpo che compete con la propria anima...


Conosci me, il nome mio... che ne sai tu di un campo di grano, la paura di essere preso per mano che ne sai? Davanti a me c'è una altra vita...

Alessandro Fantechi

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